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Kublai-Kan cedè, non senza difficoltà, a quella domanda. Egli fece
allestire una flotta di quattordici navi a quattro alberi, ed
approvigionolla per un viaggio di due anni. Qualcuna di quelle navi
contava persino duecentocinquanta uomini di equipaggio. Come si vede,
era una spedizione importante, e degna dell'opulento sovrano dell'impero
chinese.

Matteo, Niccolò e Marco Polo s'imbarcarono colla principessa Cogatra e
cogli ambasciatori persiani. Fu in quel tragitto, che durò non meno di
diciotto mesi, che Marco Polo visitò le isole della Sonda e dell'India,
di cui fa una descrizione tanto completa? Noi possiam fino ad un certo
punto ammetterlo, sopratutto per quanto riguarda Ceylan ed il litorale
della penisola indiana. Lo seguiremo quindi durante la sua navigazione,
e riferiremo le descrizioni ch'egli dà di quei paesi, fino allora
imperfettamente conosciuti.

Fu verso il 1291 o 1292 che la flotta comandata da Marco Polo lasciò il
porto di Zaiton, ove il viaggiatore era giunto nel suo viaggio traverso
le provincie meridionali della Cina. Da questo punto, egli si diresse
direttamente verso la vasta contrada di Ciamba, nella quale tutti i
commentatori s'accordano nel ravvisare Tsiampa o Bintuan, provincia
della Cocincina meridionale.[35] Il viaggiatore veneziano aveva già
visitato quella provincia, probabilmente verso l'anno 1280, durante una
missione di cui l'imperatore l'aveva incaricato.

«Sappiate, dice il Polo, che quando l'uomo si parte del porto di Zaiton
e navica verso ponente, e alcuna verso gorbi (*garbino*, ossia
*libeccio*) milleduecento miglia, sì si trova una contrada c'ha nome
Ciamba, ch'è molto ricca terra e grande, e hanno re per loro; e sono
idoli (*idolatri*); e fanno trebuto al Gran Cane ciascuno anno 20
leofanti, e non gli dànno altro, li più belli, che vi si possono
trovare, che n'hanno assai. E questo fece conquistare il Gran Cane negli
anni Domini 1278.»

Allorchè Marco Polo percorse quel paese prima della conquista, il re che
lo governava aveva non meno di trecentoventisei figliuoli, di cui
centocinquanta atti a portare le armi. In quel regno non si usava
maritare niuna bella pulzella senza il consenso del re, il quale poteva
disporne a suo talento.

Lasciando la penisola cambodgiana, la flotta si diresse verso l'isoletta
di Condor; ma prima di descriverla, Marco Polo cita la grande isola di
Giava, di cui Kublai-Kan non aveva mai potuto impadronirsi, «per lo
pericolo del navicare e della via, sì è lunga.» Quest'isola possiede
grandi ricchezze e produce in abbondanza pepe, noci moscate, garofano ed
altre droghe preziose. Qualche commentatore ha creduto che sotto il nome
di *Java* intendesse il Polo di parlare di Borneo, a cui gl'indigeni
dànno infatti il nome di *Jana Java* (paese di Giava) e *Nusa Java*
(isola di Giava). E quì giova rammentare ai nostri lettori che il Polo
non visitò questi luoghi, ma ne parla «per quello che seppe dalla bocca
di uomini degni di fede» secondo le stesse sue parole. Dopo aver fatto
sosta alle isole di Sodur e Codur, che sono, a quanto sembra, le isole
di Pulo Condor nel mare della China, ove vide oro in abbondanza, Marco
Polo giunse all'isola di Petam, che si crede sia l'isola di Buitang,
posta vicino all'entrata orientale dello stretto di Malacca, e presso
l'isola di Sumatra, ch'egli chiama la Piccola-Giava.

«Quest'isola, egli dice, è tanto verso mezzodì che la tramontana
(*l'Orsa*) non si vede nè poco nè assai. Sappiate che in su quest'isola
hae otto re coronati, e sono tutti idolatri, e ciascuno di questi reami
ha lingua per sè. Quì ha grande abbondanza di tesoro e di tutte care
ispezierie.» Sumatra è infatti una delle più fertili isole del gruppo,
ove l'aloè vi cresce meravigliosamente: vi si trovano elefanti selvatici
e rinoceronti, che Marco Polo chiama *unicorni*, e scimmie che vanno a
frotte numerose. La flotta fu trattenuta cinque mesi presso quella
costa, in causa del cattivo tempo, ed il viaggiatore ne approfittò per
visitare le principali provincie dell'isola, come Ferbet (Tandjong
Perlak), i cui abitanti delle montagne sono feroci ed antropofaghi;
Basma, che secondo alcuni sarebbe Pasem o Pasé dei moderni: secondo
altri, Pasaumak, nell'interno del Palembang; Samarcha, che secondo
l'opinione del Murray corrisponderebbe all'odierno porto di Samangca, i
cui abitanti, dice il Veneziano, «hanno alberi, che tagliano gli rami e
quelli gocciola, e quella acqua che ne cade è vino; ed empiesene tra dì
e notte un gran coppo che sta appiccato al troncone, ed è molto buono.»
È questo il tanto rinomato liquore della palma, che fornisce un vino che
in poche ore fermenta e diviene inebbriante. Anche le noci di cocco sono
quivi abbondantissime. Marco Polo visitò inoltre i reami di Dragouayu
(probabilmente l'Ayer Aje dei moderni) i cui abitanti sono antropofaghi;
di Lambri (Nalabu, sulla costa occidentale dell'isola) ove sono
moltissimi uomini colla coda (scimmie senza dubbio), e Fransur, cioè
l'isola di Pauchor, ove cresce il *cicade*, da cui si trae una farina
buona per pane, che noi chiamiamo *sagù*. Finalmente i venti permisero
alle navi di lasciare la Piccola Giava; dopo aver toccato l'isola di
Necaran, che dev'essere una delle Nicobari, ed il gruppo delle Andaman,
i cui abitanti sono ancora antropofaghi, come ai tempi di Marco Polo, la
flotta, presa la direzione del sud-ovest, andò a prender terra alle
coste di Ceylan. «Quest'isola, dice la relazione, anticamente fu via
maggiore, che girava 4600 miglia; ma il vento alla tramontana vien sì
forte, che una gran parte ne ha fatta andare sott'acqua.» Questa
tradizione sussiste ancora fra gli abitanti di Ceylan. «E sappiate,
continua il Polo, che in questa isola nascono i buoni e nobili rubini, e
non nascono in niuno luogo del mondo piue, e quì nascono zaffiri e
topazi e amatisti, e alcune altre pietre preziose. E si vi dico che il
re di quest'isola, che si chiama Sedemay, hae il piue bello rubino del
mondo, e che mai fosse veduto; e dirovvi com'è fatto. È lungo presso che
un palmo, ed è grosso bene altrettanto, come sia un braccio di uomo,
egli è piue ispredente (*splendente*) cosa del mondo, egli non ha niuna
tacca, egli è vermiglio come fuoco, ed è di sì gran valuta che non si
potrebbe comperare. E il Gran Cane mandò per questo rubino, e gliene
voleva dare la valuta d'una buona città, ed egli disse che nol darebbe
per cosa del mondo, però ch'egli fue degli suoi antichi.»

A sessanta miglia all'ovest di Ceylan, i naviganti trovarono la gran
provincia di Maabar, che non bisogna confondere col Malabar, posto sulla
costa occidentale della penisola indiana, come erroneamente è scritto
nel codice Ramusiano. Questo Maabar forma il sud della costa di
Coromandel, molto stimata per le sue peschiere di perle. Ivi sono certi
incantatori che rendono i mostri marini innocui ai pescatori, specie
d'astrologhi la cui razza si perpetuò fino ai tempi moderni. Qui Marco
Polo dà interessanti particolari sui costumi degli indigeni; sulla morte
dei re del paese, in onore dei quali i signori si gettano nel fuoco; sui
suicidî religiosi, che sono frequenti; sul sacrificio delle vedove, che
il rogo reclama dopo la morte dei mariti; sulle abluzioni biquotidiane,
di cui la religione fa un dovere; sull'attitudine di quegli indigeni a
diventare buoni fisonomisti; sulla loro fiducia nelle arti degli
astrologhi ed indovini.

Dopo di aver soggiornato qualche tempo sulla costa del Coromandel, Marco
Polo si diresse al nord sino al reame di Muftili, che corrisponde al
territorio su cui giace la moderna città di Masulipatam, che formò parte



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